Negli ultimi anni l’età d’insorgenza dei disturbi alimentari (anoressia e iperfagia, per citare i più conosciuti) si sta abbassando e l’esordio può presentarsi già nella fascia d’età che va da 0 a 3 anni. A seconda della gravità e dal protrarsi delle anomalie possiamo distinguere tra disagio e disturbo alimentare.
Disagio alimentare.  

Il disagio alimentare tra le due è la manifestazione meno grave. Si intende per disagio alimentare una relazione con il cibo e l’alimentazione caratterizzata da: bizzarrie alimentari, inappetenza, selettività alimentare, rigurgiti frequenti. Questo comportamento legato all’alimentazione, però, non è accompagnato da altri disagi, per esempio, problematiche legate al sonno, al gioco, all’evacuazione, alla relazione con gli altri.
Un disagio è, comunque, sempre la manifestazione di un malessere del bambino che sta cercando di comunicarlo a mamma e a papà utilizzando come mezzo il cibo.
È, quindi, un campanello d’allarme da ascoltare, che spesso non è legato solo ed esclusivamente alla sfera alimentare, ma alla sua relazione con il contesto familiare e con l’ambiente esterno.

Disturbo alimentare. 

Quando si parla di disturbi alimentari, invece, si ha a che fare con dei veri e propri quadri patologici, che possono manifestarsi sia con il totale rifiuto del cibo, sia con l’iperfagia (mangiare troppo). Questi disturbi possono protrarsi anche a lungo nel tempo e spesso si accompagnano anche ad altri cambiamenti nella vita del bambino: nel gioco, nel sonno, a scuola, nella relazione con gli altri.
Ecco alcuni consigli per gestire eventuali disagi nell’alimentazione dei bambini.
 
1 – Ascoltate il bambino: cosa vuole dirmi il mio bambino?
 
Piuttosto che restare ancorati a delle regole alimentari, pensare che ogni bambino è un mondo a sé, è unico e particolare. Quindi piuttosto che seguire manuali o esperienze degli altri bisogna iniziare ad ascoltare il bambino per cercare di capire cosa sta comunicando attraverso il disagio che sta manifestando nell’alimentazione. 

2 – Fate una visita dal vostro pediatra
 
Quando si presenta un problema alimentare, uno dei primi passi da fare è interpellare il proprio pediatra. La visita pediatrica potrà verificare o escludere la presenza di cause metaboliche o organiche. Inoltre, il pediatra, analizzando peso e crescita, vi saprà dire se il bimbo sta crescendo bene nonostante il suo modo di mangiare vi possa preoccupare.

 3 – Siate per lui un esempio
 
A volte anche l’alimentazione dei genitori non è corretta, e poiché i genitori sono coloro che danno l’esempio, sono i punti di riferimento del bambino, è importante promuovere a casa un’alimentazione sana e corretta. 
Sono i genitori che devono per primi, ad esempio, dar importanza alla convivialità, al mangiare tutti insieme, ad insegnare un buon comportamento a tavola. Inoltre il clima familiare, relativamente al cibo, deve essere disteso e sereno, senza tensioni e ansie che inevitabilmente si trasmettono al bambino.
 
4 – Cercate di capire se vi siano stati cambiamenti nella sua vita?
 
Come abbiamo già detto, un disagio alimentare nel bambino è un campanello d’allarme. Il bambino sta trasmettendo attraverso il cibo un messaggio “criptato”. È importante, quindi, chiedersi cosa voglia dirci, analizzando la sfera emotiva del bambino. Ci sono problemi o tensioni in casa? È nato un fratellino? Il bambino è stato inserito a scuola? Ha tolto il pannolino?
 
5 – NON ricattatelo
 
Spesso i genitori trasformano il cibo in un premio o in una punizione, dando un valore “altro” al cibo, al di là dell’alimentazione. Il cibo allora diviene un’arma di ricatto, sia da parte del genitore (se mangi ti porto al parco, se non mangi non ti faccio vedere la tv), sia da parte del bambino (se mangio tutto otterrò questo nuovo gioco, etc.).
È fondamentale, quindi, riuscire a venir fuori da questa dinamica del ricatto quando si tratta di alimentazione.
 
 
6 – Il piccolo appena svezzato non mangia?
 
Anche il momento dello “svezzamento” è un passaggio cruciale che porta in sé sia nuove abitudini sia nuovi strumenti (cucchiaio, piatto, etc), sia l’abbandono del seno materno, con tutte le implicazioni emotive che questo comporta.
È importante, inoltre, tener conto che lo svezzamento è un momento di separazione tra la mamma e il bambino che può esser vissuto male da entrambi. Quindi sia il bambino che la mamma devono essere pronti ad accettare questa separazione e a viverla in maniera serena e priva di tensioni. A porgere il cucchiaino al bambino deve essere una mamma serena e disponibile.
 
7 – Il bambino mangia troppo? 
 
Riprendendo il meccanismo dell’autoregolazione di cui abbiamo già parlato, come mai ci sono bambini che chiedono continuamente cibo?
Quando un bambino domanda qualcosa, in realtà, la domanda che viene spostata su alcuni oggetti, il cibo può essere uno di quelli, è una domanda che chiede altro, principalmente è una domanda d’amore. Il bambino chiede maggiori attenzioni, interesse da parte dell’altro, ascolto, etc.
Quando il bimbo chiede ancora cibo, allora, è bene spostare l’attenzione su qualcosa che gli piace fare e farlo insieme a lui, dedicargli del tempo, delle attenzioni. Infatti, spesso, per il bambino il cibo può essere una consolazione che serve a colmare una “mancanza”. Per questo motivo è importante spostare la sua attenzione in attività che gli interessano e in passioni che ha, facendogli sentire che siamo presenti e che lo amiamo.

8 – Rifiuta il cibo? NON insistete

 
Partiamo dal presupposto che il bambino sa regolarsi da solo, relativamente alla sensazione di fame e di sazietà. Quando si insiste, al di là della sensazione espressa dal bambino, si possono ottenere due effetti contrari, o una resistenza, che piano piano può portare ad un rifiuto del cibo, o nel caso di bambini accondiscendenti, un “ingozzamento” che annulla la naturale e fisiologica autoregolazione e crea difficoltà nella percezione del senso di fame e sazietà, che può portare all’iperfagia e all’obesità infantile.
Come affermava la nota psicoanalista francese Françoise Dolto “Se un bambino non mangia due o tre giorni di seguito, che importanza ha? Mangerà il terzo. In ogni caso, non può mangiare angoscia”.

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