Quando si pensa alla psicoanalisi non si può non riferirsi a Sigmund Freud, colui che l’ha inventata e che ne ha portato avanti la teorizzazione e l’insegnamento per tutta la sua vita.

Freud inizia la sua professione come neurologo, ma ben presto si allontana dalla medicina, e soprattutto dalla neurologia e dalla psichiatria, operando una vera e propria sovversione della concezione della realtà psichica rispetto alla medicina tradizionale.

Freud, inizialmente tramite le influenze dello psichiatra austriaco Joseph Breuer e del neurologo francese Jean-Martin Charcot, si avvicina al mondo dell’isteria e precisamente alle cosiddette pazienti isteriche. Vi erano delle donne, infatti, che manifestavano dei sintomi, delle sofferenze che per i medici dell’epoca erano incomprensibili, misteriosi. Talvolta presentavano, ad esempio, delle paralisi, delle cecità, delle pseudo crisi epilettiche, inspiegabili dal punto di vista dell’anatomia umana e per questo erano, spesso, tacciate di simulazione e non venivano curate adeguatamente.

Queste donne venivano chiamate isteriche: il termine isteria deriva dal greco Hystera, utero, infatti nell’antica Grecia si considerava che la causa di sintomi di questo tipo nelle donne fosse uno spostamento dell’utero.
Seguendo il lavoro di Breuer e di Charcot, Freud si rende ben presto conto che al contrario della medicina che guarda e osserva i sintomi, queste donne necessitavano di qualcosa di diverso, necessitavano di essere ascoltate poiché il loro corpo non era affetto da una malattia, ma il loro corpo, attraverso questi sintomi così misteriosi, parlava.

Freud, allora inizia ad ascoltarle, inizialmente attraverso l’ipnosi, successivamente attraverso la tecnica della suggestione. Pian piano però, grazie anche alle sue pazienti, Freud si rende conto che ciò che va ascoltato nel discorso non è ciò che viene detto, ma, al contrario, ciò che sembra un inciampo, un errore e cioè il lapsus, gli atti involontari, le dimenticanze, i sogni, in poche parole le cosiddette “formazioni dell’inconscio”.

Freud, infatti, afferma che la vita cosciente sia come la punta di un iceberg, che emerge dall’acqua e che sotto di essa ci sia una massa molto più vasta, molto più articolata che è l’inconscio.

Queste donne, allora, non simulavano, non mentivano, ma manifestavano attraverso il loro corpo un conflitto psichico che non era cosciente, di cui loro non sapevano nulla ma che ad ogni modo emergeva sotto la forma di una grave sofferenza ed era questo conflitto psichico incosncio che doveva essere ascoltato dallo psicoanalista, che con una tecnica che via via andava costruendosi ed affinandosi, riusciva a risolverlo e a guarire queste donne.

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *