Non ho voglia di fare niente – sono sempre stanco/a – non servo a nulla – sono inutile – piango spesso – non ho alcun motivo per alzarmi al mattino

Sono alcune delle frasi che normalmente dicono le cosiddette persone depresse.

Se siete interessati a sapere cosa sia la depressione potete consultare nel web i tanti siti che ne danno una definizione completa. Siti in cui si analizzano i sintomi e le cause, si descrivono quali siano le terapie più adatte, sia farmacologiche che psicoterapeutiche.

Su questi siti potete farvi una cultura sulla depressione ma questa cultura vi farà sentire meno depressi?

Purtroppo no.

Come mai il conoscere la depressione non aiuta a superarla, a sconfiggerla, a vincerla?

Perché la sofferenza della quale la depressione si fa portatrice non si trova sui libri e non si trova sul web.

Questa sofferenza si manifesta attraverso dei sintomi che vengono comunemente chiamati depressivi (abulia, senso di vuoto e inutilità, pianto, voglia di morire). Per ognuno si tratta di una sofferenza unica e singolare che si manifesta sul corpo ed attraverso il corpo ed i pensieri. Due persone “depresse” non saranno mai depresse allo stesso modo.

Ognuno di noi è unico e singolare ed ha una sua storia, caratterizzata da particolari legami con gli altri (di parentela, di amicizia, di amore, di lavoro). Questi legami presuppongono un particolare modo di entrare in relazione con l’altro completamente differente da quello degli altri.

C’è la persona sempre accondiscendente, c’è quello esigente, c’è l’altruista o l’egoista, c’è chi si sacrifica e chi no e la lista potrebbe continuare. A volte accade qualcosa che rompe queste modalità di essere in relazione con l’altro. A volte ci sono eventi della vita che ci mettono a dura prova:  dei traguardi che non riusciamo a raggiungere, delle delusioni, delle sconfitte. Oppure ancora più semplicemente stiamo passando da un ciclo di vita all’altro (dall’infanzia all’adolescenza, dall’essere single al matrimonio, dalla coppia alla famiglia con figli, dall’età fertile alla menopausa, etc.).

Tutti questi sconvolgimenti della nostra storia possono comportare dei momenti di crisi cui si perdono le certezze. Momenti in cui si perde lo slancio vitale,  la forza di andare avanti: come le persone che mi hanno detto le frasi che ho riportato all’inizio. Persone che si sentono vuote, inutili, senza energia, senza desiderio.

Ecco cosa sembra mancare nella cosiddetta depressione: il desiderio.

Come fare per riscoprire il desiderio che anima ognuno di noi, che ci dà sempre una nuova motivazione per andare avanti?

La psicoanalisi risponde a questa domanda e lo fa interpellando la persona (il soggetto) una per una. La psicoanalisi aiuta il soggetto a  ritrovare nella sua storia quei punti cardine che hanno comportato un prima e un dopo. Ascolta la parola del soggetto ma ascoltando anche ciò che non trova in quel momento parole per essere detto. Qualcosa da cui ci sentiamo catturati, presi, controllati in un’orribile sensazione di essere in balia di qualcosa più forte di noi.

La psicoanalisi fa spazio al dire del soggetto, alla sua parola e al suo cercare di mettere in parole ciò che non può essere detto. In questo ascolto mirato e in questo dire qualcosa accade, qualcosa si trasforma. In questo modo i sintomi che presentavano all’inizio comincino a perdere di intensità,  facendo sì che il soggetto possa ritrovare la serenità giusta per riprendere in mano la sua vita ed essere motivato ad andare avanti.

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